Animali e culto
Animali e culto
L'arte del Paleolitico è denominata da società provenienti dal mondo degli animali una presenza massiccia che ha indotto già studiosi a ipotizzare una funzione magico – religiosa di queste pittura In pratica o pure dirette a relazionare l'uomo e l'animale, che, attraverso il linguaggio simbolico dell'arte, venivano a incrociarsi in un universo <<altro>>differente da quello della realtà uno spazio dominato dal mito dove era possibile attivare forze sconosciute con il potere della magia.
Spesso si sente parlare di magia venatoria che, nel Paleolitico, avrebbe avuto come elementi rituali quelle grandi pitture di caverna sulle quali, in qualche caso, l'uomo avrebbe operato magicamente <<colpendo>> effigi di bisonti e cervi al fine di propiziare la loro uccisione.
Fu con l'Homo spaiens che la caccia divenne un'attività determinante, lo fu sul piano dell'approvvigionamento del culto e di altre risorse provenienti dagli animali, ma la pratica venatoria sviluppò anche tutta una serie di ricadute sul piano della cultura, occupando a più livelli il quotidiano dei nostri aneddoti.
In Europa compatibilmente con le oscillazioni climatiche, le prede furono bisonti, cervi, cavalli, elefanti e ippopotami, ma l'arte del paleolitico propone una varietà notevole di specie che ebbero uno ruolo per altre motivazioni, forse magico – religiose. La raffigurazione dell'animale avesse legata alla frequenza di osservazione e di caccia di alcune specie.
Qualcuno ha definito questi siti <<santuari>> proprio in ragione della sacralità emanata da ambienti in cui l'uomo cercava di impossessarsi della sua preda per mezzo di pratiche magiche. Se consideriamo che alcuni animali raffigurati sono <<colpiti>>con segni tracciati nel corso delle azioni secondarie alla loro realizzazione, appare abbastanza immediato il riferimento a quelle forme di magia simpatica di cui l'etnografia ha fornito convincenti esempi. Il concetto di magia venatoria nella preistoria probabilmente non si espresse solamente con le azioni dirette sulle raffigurazioni di animali immaginati,ma anche con pratiche in cui forse svolgeva una funzione preminente il travestimento. Dal Paleolitico provengono pitture che raffigurano uomini coperti con pelli e corna di animali che si immaginato praticassero – con quell'insolito costume, danze propiziatorie oppure altri riti connessi alla magia della caccia.
Grotta di Les Troi Fréres in Francia: propone una raffigurazione contrassegnata da un'ibridazione molto forte uomo cervo si amalgamano dando vita a un essere in apparenza bipede, che con molta immaginazione è stato collegato al Cernunnus celtico. Il grande palco di corna, il volto <<umano>>, cosi come il sesso e i piedi, pongono una forte ipoteca antropomorfa su questa creatura <<danzante>.
E' possibile, in particolare se ci riferiamo alle indicazioni che ci fornisce la ricerca etnografica, che questa forma di travestimento fosse legata alla diensione del rito infatti cerimonie e/o danze con i partecipanti coperti di pelli di animali sono una costante della cultura magico – religiosa venatoria.
Altre raffigurazioni di ibridi, anche se realizzati con minore realismo, sono l'uomo – bisonte ancora a Trois Fréres, l'antropomorfo con pelle di corniforme della grotta di Gabillon e tutta una serie di esseri di difficile interpretazione provenienti da Altamira, Lourdes, Tevjate la Madaleine

Commenti
Posta un commento