Le religioni del mondo. Distanza tra gli uomini e l'universo delle divinità

 Le religioni del mondo 


Distanza tra gli uomini e l 'universo delle divinità



Divinità


Guerra santa


Si tratta di una separazione meno accentuata di quanto si verifica nelle religioni monoteiste. Le divinità del politeismo sono spesso cntrassegnate con attributi umani e quindi simili e <<più vicine>> dai fedeli, che si rivolgono a loro con comportamenti rituali meno astratti di quelli prsenti nel monoteismo. Le divinità delle religioni politeiste sono spesso carattrizzate da una sorta di <<specializzazione>>, di conseguenza svolgono funzioni attive, in positivo o in negativo, nel mondo degli uomini. 

Da tempo si continua a discutere sull'eventuale priorità di un modello d culto rispetto a un altro, ma soprattutto è la cronologia, a essere maggiormente oggetto di analisi. Secondo una tesi piuttosto diffusa, il monoteismo fu la prima religione che in alcuni casi <<degenerò>> in politeismo. 

Da un altro punto di vista più materialista, gli uomini in origine erano politeisti e con l'evoluzione della loro cultura, giunsero ad elaborare l'dea  di un solo Dio. Sotto il profilo politeistico, il concetto di evoluzione è visto come il processo che ha condotto gli uomini, ad abbandonare il paganesimo e ad abbracciare l'idea di una sola divinità, quella considerata unica e vera. Credenze, pratiche, riti, filosofia, non implicano necessariamente la fede in Dio, ma esprimono sostanzialmente un valore fondamentale nella cultura dell'uomo: l'eperienza del sacro. 

Dopo secoli di letture in chiave mistica, dopo le ffabulazioni del positivismo e le stroncature del materialismo, il sacro si pone comunque di frotne all'individuo come un fatto estremo che questi non può negare. ,,,


L'origine del sacro: trascende l'individuo stesso e proprio per il fatto di imporsi , a quest'ultimo gli è superiore. L'esteriorità del sacro è il carattere non obbligatorio delle norme e delle pratiche che esso impone ai singoli, sarebbe impossibile qualora il sacro non esprimesse autorità propria, superiore a quella degli individui. 


Sacro: deriva dal latino sacer, e indca qualcosa di legato, avvinto, aderente alla divinità. Quindi ne presuppone l'esistenza già dall'rigine, alle radici.. Senza quesa radice <<saco>>è solo un'ida che non può trovare aderenze nella realtà e quindi finisce per essere termine esule nel macrocosmo concettuale. 

Oggi dda parte di molti esiste la consapevolezza che il sacro nelle sue tante sfaccettature e interpretazioni personali, è un'opportunità per uscie dal devastante vortice contemporaneo e trovare un equilibrio atavico attraverso le raiettorie di una sacralità ce la nostra civiltà avrebbe messo da parte. Il problema sta nel fare in modo che quest'antica <<cerca>> non scivoli nell'irrazionale, perdente così di vista, la linea che separa dal profano. 

La contrapposizione tra sacrum (ciò che appartiene agli dei) e profanum (quanto è eserno al tempio) non è interpretabile solo in chiave eminentemene religiosa, implica una riflessione più ampia e articlata. Il saco è difficile da esprimere e da descrivere, sia dal punto di vista del fatto in sé sia da quello, costituio dalla molteplicità del concetto, Eliade <<Volendo definire e delimitare il sacro, è necessario avere a disposizione una quantità sufficiente di sacralità, cioè di fatti sacri. L'eterogeneità di questi fatti sacri, contrubante all'inizio diventa poco a poco paralizzante. Perché si tratta di riti, miti, forme divine, oggetti sacri e venerati, animali, piante luoghi sacri, e ogni categoria ha una morfologia propria, densa ricca e lussureggiante>>. 


Ierofania: manifestazione soprannaturale del divino, che in un certo momento della storia si palesa in una realtà pofana, portando al suo interno il sacro in molti casi il germe della religione. 


Il rito: l'uomo passa dalla dimensione profana a quella religiosa, dando sostanza alle credenze che di fatto sono l'obiettivo cognitivo destinato a collegare l'individuo alla realtà trascendente. 


Le credenze: rappresentazioni collettive, comuni cioè a un gruppo o a una comunità più a omeno ampia. Le persone vi aderiscono a titolo individuale ma linsieme delle credenze è proprio della collettività e ne costituisce l'unità: avere una sede comune contribuisce a fare sentire i membri delle truppe legati gli uni sgli altri, l'individuo che adotta o aderisce a una credenza sembra non seguire un'intenzione propria o un prorpio progetto. Sono i fattori sociali che incidono su queste scelte. L'uomo è come racchiuso in un sistema di credenze e di pensiero già dato>>.


Il rito: il termine come è a noi noto, deriva dal latino ritus, ma la sua origine, è da ricercare in un antico verbo indoeuropeo, vi sono correlazioni con il sanscrito rtò, che indica ciò che è prescritt dalla legge. 

Il rito indica un'azione che si ripete secondo un canone predefinito e rispettato da sempre, questa aderenza a uno schema persistente e ricorrente determina l'humun della pratica rituale, la cu solidità affonda nella tradizione. Le scienze sociali hanno chiarito che la componente rituale di una cultura non si limita alla sola religione, perché coinvolge un'ampia sfera di azioni in cui sono presenti caratteri di ripetizione condivisi dalla società. 


Emile Durkheim: uno dei padri della moderna psicologia, nel corso dei secoli la religione ha svolto un ruolo fondamentale per dare un senso di appartenenza alla comunità, determinano sistemi di valori per giustificare il modus vivendi a tutti i livelli della società. Si tratta di modelli comportamentali che possono procurare separazioni molto foiti tra fedeli e infedeli. Il termine pagano è molto amiguo poiché presenta valenze semantiche gianiformi, dipende molto da quale punto lo si osserva: può quindi verificarsi ce quanto sia pagano per qualcuno non lo sia per altri e viceversa. Il termine in questione ha trovato la sua affermazione in seno al cristainesimo nelle altre religioni si preferisce utilizzare modi diversi per indicare chi è all'eserno della religione professata. Si ricorre ai termini come <<infedele>>, che identifica chi è escluso dal sacro sulla base di riferimenti etnici e culturali, frequentando anche il nesso con l'impurità.


Pagano deriva da pagus, vocabol latino, che indica il villaggio con il suo territorio. Pagus, nella sua accezione <<burocratica>> tendente a identificare un'area esterna alle città, assumeva anche connotazioni vicine al rito e alla religione: i paganalia erano le feste dei contadini viste dalla chiesa nascente come manifestazioni in forte contrapposizione col culto cristiano e via via divenute umus er favorire la devozione per il diavolo. La separazione tra cittadini cristiani e pagani conferma la nota dicotomia Cultura/Natura ponendo in evdenzalo scontro sul piano della religione, tra modernismo e arcaismo, tra presente e passato, dando sostanza a un conflitto socio – culturale alimentato dal meccanismo culturale stesso. 


Integralismo: termine apparso all'inizio del XX secolo all'interno del cristianesimo frncese, per indicare una tteggiamento della Chiesa contrario all'aperrtura verso la mdoernità. Gli integralisti si ponevano oprattutto come difensori dell'ortodossia del cattolicesimo. 


<<Integralismo musulmano>>: quelle correnti dell'Islam che si richiamano alla tradizione coranica, applicandone le leggi a tutti gli ambiti della vita civile. L'integralismo è spesso motore della cosiddetta guerra santa che, per quanto riguarda la religione musulmana, è erroneament tradotta con il termine Jhad, che invece designa l'obbligo di propagare l'Islam e difenderlo. 

Da sempre gli uomini hanno combattuto per difendere o diffondere un culto; non sembra abbia un peso rilevante il tipo di fede per la quale si tratta, a risultare condizionante sono soprattutto istanze di carattere sociale e culturale che si servono della religione come garanzia della propria autorità e capacità di fare giustizia. 

La dottrina della guerra gista elaborata da Sant'Sgostino e poi ripresa da San Tommaso, fu di fatto il fondamento delle teorie della guerra santa del Medioevo, che riconoscevano al cristiano la legittimità dello scontro se finalizzato a rimediare a un'ingiustizia e ristabilire la pace: <<Ingiusta è la guerra intrapresa per passione, senza una ragione ultima>>, avvertiva Isidoro di Siviglia. 

Per Sant'Agostino le guerre giuste erano quelle che <<riscattavano le ingiustizie, allorché un popolo o uno Stato contro cui la guerra deve essere fatta ha trascurato di punire le malefatte dei suoi o di restituire quel che è stato razziato per mezzo di queste ingiustizie>>. 

San Tommaso: <<Queste guerre sono permesse e giustificate nella misura in cui proteggono i pensieri e ogni collettività dalle ingiustizie dei nemici. Per salvaguardare il benessere dei credenti è permesso fare guerre giuste. I credenti erano spesso in guerra contro gli infedeli, non pr costringerli a credere, dal momento che la fede dipende dalla volontà ma per costringerli a non frapporre ostacoli alla religione cristiana, l'autorità sguaina la spada per zelo di giustizia, come per ordine di Dio>>. 



Commenti